La rivista che vede la luce con questo primo numero ha grandi ambizioni. Tanto grandi quanto lo sono quelle della Fondazione Bardascino da cui promana, a sua volta promossa dall’omonima Bardascino Holding, una realtà industriale che si qualifica come un’eccellenza della imprenditoria schierata sul fronte della transizione green sostenibile e innovativa: economia circolare, ciclo dei rifiuti, energie rinnovabili, intelligenza artificiale. Tutto quello cioè che costruisce oggi il nostro futuro. Ed è esattamente qui che situiamo, insieme agli amici del Gruppo Stratego, la nostra finalità editoriale: elaborare e trasmettere contenuti di alta qualità che siano di supporto a chi si impegna in questo campo. Contenuti che andranno programmaticamente oltre il ristretto orizzonte delle news deperibili, usa-e-getta, spesso fuorvianti se non proprio fake. La superfetazione comunicativa di questo mondo social e connesso ha qualche virtù e molti difetti, il principale dei quali è provocare il disorientamento dei lettori-consumatori, effetto tanto più vero nel campo della transizione, soprattutto oggi mentre mormora insistentemente il partito della paura, quello che vorrebbe rallentare, ritardare, intimidire un cammino in realtà reso obbligatorio dai fatti: basta affacciarsi alla finestra.
La velocità stupefacente delle innovazioni tecnologiche e dei cambiamenti sociali ed economici sembra fatta apposta per adattarsi alla rutilante dimensione della comunicazione, ma non è detto che l’insieme che si crea contemporaneamente in ogni istante di ogni giorno ad ogni latitudine sia il migliore per dar vita ad una coscienza informata. Anzi, spesso è vero il contrario, e proprio la paura del nuovo ne è un effetto devastante.
Noi siamo per una fiducia motivata e informata nel futuro.
Ecco perché è necessario alzare l’asticella della qualità dei contenuti fin dove è possibile, così da renderli impermeabili all’assalto delle fake-news. Noi cerchiamo, insieme agli autorevoli componenti del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Bardascino il maggiore rigore di analisi ma nello stesso tempo ci avvaliamo delle competenze giornalistiche per rendere questo prodotto di agevole comprensione anche a chi non abbia una specifica competenza.
La nostra ottica è globale e locale nello stesso tempo: Make Different Magazine guarda a ciò che accade nel mondo, ma è allo stesso tempo solidamente radicata nella sua realtà territoriale del Sud – del migliore Sud, quello che cerca di migliorare e di imporsi sulle strade del mondo. Essere radicati significa tenere un dialogo costante con due segmenti fondamentali della nostra società: da una parte i comuni, dall’altra le scuole. I comuni perché da loro parte il rinnovamento insieme alla consapevolezza del cittadino che nel Municipio incontra il primo livello dello Stato e la guida della propria comunità. Le scuole perché sono la culla della formazione delle giovani generazioni che sono sì una digital generation, ma hanno pur sempre bisogno di punti di riferimento solidi per crescere.
L’Italia in cui viviamo, pur tra molte contraddizioni, è un grande Paese: troppo spesso ce ne dimentichiamo. E lo è anche sotto il profilo green. Esiste e cresce un reticolo fittissimo di imprese, centri di ricerca, università, associazioni e fondazioni che consentono al nostro Paese di conquistare traguardi importanti sia in campo europeo che mondiale. È curioso che questa eccellenza italiana sia largamente ignorata dalla pubblica opinione. Basti citare il caso dell’economia circolare di cui siamo campioni nella UE con il doppio della percentuale comunitaria di recupero e riciclo dei rifiuti, tanto che come Paese abbiamo già toccato e in qualche caso superato i target europei al 2030. Oppure la graduatoria dei produttori di tecnologia per le energie rinnovabili (siamo secondi in Europa dopo la Germania, con la sola eccezione dell’eolico) o tra i maggiori esportatori mondiali delle stesse (siamo sesti). Nella filiera delle rinnovabili lavorano quasi 40mila aziende, aumentate del 13% rispetto all’anno scorso. E tutti i dati ci dicono che le aziende che più investono nell’economia green e nell’innovazione digitale sono quelle che mostrano una maggiore resilienza rispetto alle crisi ricorrenti, conquistano nuove quote di mercato, esportano e assumono. Chi pensa ad una Europa che dovrebbe rimangiarsi le ambizioni della Next Generation EU e del Green New Deal, ignora che a costare di più, già oggi e nell’immediato futuro, sono proprio i ritardi e i rallentamenti nella marcia intrapresa: in termini di inflazione climatica, eventi estremi, ondate migratorie non regolate. E ignora che il mercato spinge sempre di più per la transizione, che si riducono i costi della produzione di energia rinnovabile, che se nel 1976 servivano 100 dollari per generare 1 w, oggi il costo è di 12 centesimi, che utilizzare la materia prima prodotta dalla corretta raccolta e dal riciclo secondo i canoni dell’economia circolare fa bene all’ambiente e ai bilanci delle aziende. Tanti altri argomenti si potrebbero elencare a sostegno di una direzione di marcia non più opzionale. Questa nuova rivoluzione industriale, più che dalla politica è costruita man mano proprio dal tessuto economico e sociale, quello in cui si trovano i mille campioni dell’eccellenza italiana.
Ecco dunque chi siamo e cosa vogliamo fare con questa rivista. Giudicherà il lettore l’esito dei nostri sforzi.