Abbiamo voluto dedicare questo numero di Make Different al complesso rapporto tra l’agricoltura e il Green Deal europeo, l’ambiziosa strategia lanciata nel 2019 per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, che incide profondamente sulle dinamiche agricole. A più di cinque anni dal suo avvio, il piano – che include obiettivi come la riduzione del 50% nell’uso di pesticidi, il taglio del 20% nei fertilizzanti e la conversione del 25% dei terreni agricoli in biologico – si trova al centro di un dibattito acceso tra sostenibilità ambientale e competitività economica. Ora, all’indomani delle elezioni europee che hanno impresso una svolta alla politica della Commissione, l’agricoltura europea affronta un momento di transizione cruciale, segnato da proteste, riforme e innovazioni. Tutti sanno che l’agricoltura è la prima vittima dei cambiamenti climatici e degli eventi atmosferici estremi, e nello stesso tempo che il settore deve adeguare e ridurre il suo impatto sull’ambiente e sulle emissioni climalteranti. Da questo punto di vista molte cose sono state fatte, per esempio in Italia, confermando che gli agricoltori sono anche i primi guardiani della natura e del paesaggio.
All’inizio del 2025, la Commissione Europea ha presentato una “Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione 2025-2040”. Questo documento, che mira a bilanciare sostenibilità e produttività, include proposte per un rinnovo generazionale degli agricoltori e un pacchetto di semplificazioni normative. La visione è nata dalle conclusioni di un dialogo avviato nel 2024, che ha coinvolto stakeholder da tutta l’UE, e si concentra su temi come la resilienza climatica e la competitività, in risposta alle proteste degli agricoltori contro le restrizioni del Green Deal.
Tuttavia, non tutti sono ottimisti. Secondo il Barometro del Green Deal Europeo 2025, pubblicato dall’Istituto per la Politica Ambientale Europea (IEEP), la maggior parte degli esperti prevede un restringimento o un indebolimento dell’agenda verde, specialmente con l’avvio del “Clean Industrial Deal” che privilegia la crescita industriale rispetto alle misure ambientali più stringenti. Critici, come l’European Environmental Bureau (EEB), accusano la nuova politica agricola comune (PAC) di concedere troppa flessibilità agli Stati membri, rischiando di minare la transizione verde e di scrivere “un assegno in bianco” per pratiche non sostenibili. Nello stesso tempo però le confederazioni agricole lamentano un taglio consistente di risorse (circa 90 miliardi in sette anni) previsto dal nuovo bilancio pluriennale presentato dalla Commissione.
E questo ha aggravato le preoccupazioni degli agricoltori riguardo agli effetti del Green Deal sulla loro redditività. Nel maggio 2025, la Commissione ha proposto di allentare ulteriori regole ambientali legate ai sussidi agricoli in risposta alle proteste che hanno scosso il continente fin nello scorso luglio. Questa mossa è stata accolta con favore da alcuni, ma criticata da ambientalisti come un passo indietro dalla lotta al cambiamento climatico.
In conclusione, mentre l’UE naviga tra pressioni economiche e imperativi ambientali, il 2025 segna un punto di svolta per il Green Deal nell’agricoltura. Da un lato, le riforme potrebbero alleviare il carico sugli agricoltori, favorendo innovazione e resilienza; dall’altro, rischiano di diluire gli obiettivi climatici, con conseguenze a lungo termine per l’ambiente. In mezzo c’è il taglio delle risorse causato dall’aumento della spesa per la difesa. Come sottolineato da esperti, il risultato dipenderà dalla capacità di integrare competitività e sostenibilità, senza sacrificare uno per l’altra.
Su tutto questo complesso scenario, Make Different ha voluto raccogliere i pareri più autorevoli: il decisore politico, il rappresentante degli imprenditori agricoli italiani ed europei, un importante esponente del mondo delle assicurazioni e della mutualità, il presidente di una azienda modello dell’agrifood cooperativistico, due scienziati, un climatologo e un bioinformatico e, come sempre, esperti e dirigenti di aziende che sanno guardare al futuro. Un futuro che, per quante difficoltà si stiano ora incontrando sulla strada della transizione ecologica, non potrà che essere più rispettoso dell’ambiente, come sanno da secoli proprio i nostri agricoltori.